La Regina
Caterina Cornaro arrivò ad Asolo dopo l'abdicazione del 1489. La sua permanenza lasciò una memoria politica e culturale ancora centrale nell'identità cittadina.
Il luogo della cultura rinascimentale e della memoria veneziana. Una corte realmente esistita, un paesaggio letterario e, cinque secoli dopo, una nuova ombra narrativa.
Nel 1489 Caterina Cornaro, regina di Cipro, abdicò in favore della Repubblica di Venezia e ricevette la signoria di Asolo. Qui visse con la propria corte fino ai primi anni del Cinquecento, trasformando la città in un centro raffinato e culturalmente vivace.
Il Castello della Regina Cornaro, le cui origini sono ricondotte dal Comune di Asolo al X secolo, ospitò Caterina e la sua corte. Tra le personalità associate a quell'ambiente spicca Pietro Bembo, che ambientò ad Asolo i dialoghi degli Asolani, pubblicati nel 1505 e immaginati nella cornice della corte della regina.
Nella Cattedrale di Asolo si conserva inoltre il fonte battesimale del 1491 con lo stemma di Caterina Cornaro, commissionato dalla regina a Francesco Graziolo.

Caterina Cornaro arrivò ad Asolo dopo l'abdicazione del 1489. La sua permanenza lasciò una memoria politica e culturale ancora centrale nell'identità cittadina.
Pietro Bembo scelse la corte di Caterina come scenario dei dialoghi sull'amore che avrebbero dato il titolo a una delle opere simbolo del Rinascimento letterario.
Secoli dopo Robert Browning legò ad Asolo il termine Asolando, evocando il piacere di passeggiare senza fretta nel borgo. Un'altra prova di quanto questo luogo abbia continuato a generare letteratura.
Asolo conserva il Castello della Regina Cornaro nel centro storico e la Rocca sul Monte Ricco. Nella ricostruzione storica di questa pagina i due luoghi restano distinti; il romanzo utilizza liberamente la geografia asolana come spazio narrativo.
Nel romanzo La Resa dei Conti nel Giardino della Serenissima, Asolo cambia registro. Alla memoria luminosa della corte rinascimentale si sovrappone quella di Flaminio Torriani, detto l'Illegittimo: nobile decaduto, respinto da Venezia e da Roma, che ha fatto della spada la propria legge.
È ad Asolo che riceve l'incarico capace di mettere in moto uno degli archi più oscuri del romanzo: una lista di quattro nomi da eliminare, tra i quali quello dell'alchimista Isabella Cortese. Ed è nel paesaggio fortificato asolano che la vicenda torna a chiudersi con il duello contro il Conte Pompilio di Porcia.
Qui la finzione è dichiarata e riconoscibile. La storia fornisce la pietra; il romanzo vi deposita sopra una seconda memoria.
Tambre apre la porta dell'alchimia. Piano d'Arta conduce nella Carnia della Riforma. Asolo porta il viaggio dentro la memoria rinascimentale della Serenissima. Ogni tappa racconta una storia autonoma e, insieme, allarga il mondo del romanzo.
La Casa dell'Alchimista: Athanor, simboli, Nigredo, Albedo e Rubedo.
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Ritrova Asolo sulla mappa narrativa →Riferimenti storici: Comune di Asolo, Castello della Regina Cornaro; Museo Civico di Asolo, La storia; Asolo.it, Cattedrale; Treccani, Asolani. La parte dedicata a Flaminio Torriani, Isabella Cortese e Pompilio di Porcia appartiene esplicitamente alla finzione narrativa.